La fiducia mindfulness è la capacità di riconoscere ed usare la propria bussola interiore nelle decisioni quotidiane. Al lavoro, spesso ci troviamo a delegare il nostro potere decisionale alla validazione dei colleghi o dei superiori, riducendo la nostra capacità d’azione personale.
Oggi esploreremo come coltivare la fiducia per superare l’insicurezza e ritrovare una stabilità interiore nel contesto quotidiano e lavorativo.
Cosa significa davvero coltivare la Fiducia nella mindfulness?
Jon Kabat-Zinn spiega la fiducia utilizzando una metafora: “non devi insegnare al tuo cuore a battere o ai tuoi polmoni a respirare. Il tuo corpo possiede una saggezza intrinseca di cui ti fidi ciecamente ogni secondo, anche mentre dormi. La Mindfulness ci invita a estendere questa fiducia alla nostra mente e alla nostra vita.”
Potresti pensare che avere fiducia significhi credere che “tutto andrà bene”… questo è solo una forma di ingenuo ottimismo. Fidarsi significa credere che “ognuno di noi riuscirà a cavarsela, qualunque cosa accada”.
Chi pone fiducia in se stesso ha pensieri come;
- “Sento che questa è la strada giusta, anche se non ho garanzie”.
- “Non so la risposta adesso, ma ho fiducia che la troverò” (invece di fingere di saperla o disperarsi).
I 3 livelli di fiducia della mindfulness
Esistono tre livelli di fiducia secondo la Mindfulness:
- Fiducia fisiologica: Il corpo sa cosa fare per mantenerti in vita. Respiri, digerisci, guarisci le ferite senza intervento cosciente. Questa è la fiducia più profonda che già possiedi.
- Fiducia intuitiva: La capacità di ascoltare quella “voce calma” che emerge dalla pancia, non dalla tua testa. È la saggezza che si manifesta quando ti fermi ad ascoltare.
- Fiducia evolutiva: La certezza che, anche non sapendo la risposta ora, hai la capacità di trovarla, di imparare, di adattarti. Significa fidarsi del proprio processo, non solo del risultato.
Kabat-Zinn evidenzia un paradosso: più cerchi di forzare la fiducia, meno la troverai. La fiducia emerge naturalmente quando smetti di giudicarti o di pensare di dover essere ‘differente‘ da ciò che sei per essere all’altezza. Significa riconoscere che, proprio ora, possiedi già le risorse necessarie per rispondere agli eventi, passando dallo sforzo di apparire perfetto alla libertà di essere efficace.
Ricapitolando, coltivare la fiducia nella mindfulness NON significa:
- Essere perfetti
- Non avere dubbi
- Non chiedere mai aiuto
- Ignorare il feedback
Ma Significa invece:
- Partire sempre da te stesso come punto di riferimento primario
- Onorare i tuoi sentimenti quando qualcosa “non ti convince“
- Non scartare la tua percezione solo perché un’autorità esterna dice diversamente
- Riconoscere che sei già completo, anche mentre continui a crescere
Comprendere il vero significato della Fiducia è importantissimo, ma è solo una parte di un percorso più ampio verso la consapevolezza professionale. Se desideri avere una visione d’insieme e scoprire gli altri atteggiamenti che trasformano il modo in cui lavori, esplora la guida: Cos’è la Mindfulness: tutto quello che devi sapere
Perché abbiamo smesso di fidarci di noi stessi
Da bambini vivevamo in uno stato di fiducia integrata: non c’era separazione tra ciò che il corpo sentiva e ciò che la mente decideva. Se avevamo un’intuizione, la seguivamo; se sentivamo l’impulso di esplorare, lo facevamo senza chiederci se l’idea fosse “giusta” o “professionale“. Per un bambino, l’autorità interna è l’unica bussola: non dubitavamo dei nostri pensieri o dei nostri impulsi, li vivevamo e basta.
Crescendo, e soprattutto entrando nel mondo del lavoro, questa unità mente-corpo si è spezzata. Abbiamo subito un processo di “colonizzazione esterna” della nostra mente:
- Il condizionamento: La scuola e l’ufficio ci hanno insegnato che “sapere” è più importante che “sentire” e che le risposte corrette si trovano sempre in un manuale, in un dato statistico o nel parere di un superiore.
- La paura dell’esclusione: Il nostro cervello, per proteggerci dal rischio di essere esclusi dal “branco” (il team, l’azienda), ha iniziato a silenziare il nostro intuito. Ha imparato che conformarsi all’opinione altrui è più sicuro che rischiare seguendo la propria visione (magari anche allontanandosi dal gruppo).
- La delega del potere: Abbiamo iniziato a trattare la nostra mente come uno strumento che deve solo “eseguire” o “compiacere“, smettendo di usarla come strumento decisionale autonomo.
Il risultato di tutto questo? Ogni volta che, davanti a una mail o a una decisione, cerchi rassicurazione fuori prima di ascoltare dentro, stai dicendo a te stesso: “La mia mente non è affidabile, quella degli altri sì”. Questo indebolisce costantemente il “muscolo” della fiducia, generando ansia e la sensazione di essere sempre un passo indietro, come se fossimo ospiti in attesa di istruzioni nella nostra stessa vita lavorativa.
Test: Quanto ti fidi di te stesso?
Scopriamo quanto ti fidi di te stesso. Rispondi onestamente a queste situazioni e somma i punti.
1. Devi prendere una decisione urgente e non hai tutti i dati.
- 🔴 Mi paralizzo. Non decido finché non trovo qualcuno che mi dica cosa fare, anche se ritardo tutto. (3 punti)
- 🟡 Cerco freneticamente informazioni ovunque, l’ansia sale a mille perché ho paura di sbagliare. (2 punti)
- 🟢 Faccio un respiro, ascolto la mia esperienza e decido in base a ciò che so, accettando il rischio. (1 punto)
2. In riunione hai un’idea diversa dalla maggioranza.
- 🔴 Sto zitto. Se lo pensano tutti, sicuramente hanno ragione loro e io torto. (3 punti)
- 🟡 Lo dico timidamente, ma appena qualcuno obietta mi ritiro subito e cambio idea. (2 punti)
- 🟢 Espongo la mia idea con calma. Mi fido della mia visione, anche se poi accetterò la decisione del gruppo. (1 punto)
3. Il tuo corpo ti manda segnali di forte stress (mal di testa, tensione).
- 🔴 Li ignoro o prendo un farmaco per “spegnerli” e continuare a lavorare come vogliono gli altri. (3 punti)
- 🟡 Mi preoccupo, penso di essere “debole” rispetto ai colleghi che non si fermano mai. (2 punti)
- 🟢 Mi fido del segnale. Il mio corpo sa di cosa ha bisogno, quindi mi prendo una pausa rigenerante. (1 punto)
4. Commetti un errore evidente.
- 🔴 Crollo emotivo. Penso: “Ecco la prova che non valgo niente“. Cerco scuse esterne. (3 punti)
- 🟡 Mi sento in colpa per giorni e chiedo scusa a tutti eccessivamente per farmi perdonare. (2 punti)
- 🟢 Riconosco l’errore. Mi fido della mia capacità di imparare da esso e rimediare. Non intacca il mio valore. (1 punto)
5. Ti assegnano un compito che non hai mai fatto.
- 🔴 Panico. Penso subito: “Non sono capace, scopriranno che sono un bluff“. (3 punti)
- 🟡 Chiedo a qualcuno di mostrarmi passo-passo come fare prima ancora di provarci da solo. (2 punti)
- 🟢 “Non lo so ancora fare, ma mi fido della mia capacità di imparare“. (1 punto)
Risultati: Dove cerchi le tue risposte?
- Da 5 a 8 Punti: Fiducia Consapevole (Mindful Trust) Hai un ottimo contatto con te stesso. Ti fidi delle tue risorse e sai che, anche nell’incertezza, puoi contare sulla tua resilienza. Non sei arrogante, sei semplicemente solido.
- Da 9 a 12 Punti: Fiducia Vacillante Ti fidi di te solo quando le cose vanno bene. Appena sorge un problema o un imprevisto, il primo istinto è cercare appigli esterni. Lavora sul restare con te stesso anche nei momenti “no“.
- Da 13 a 15 Punti: Dipendenza Esterna Hai delegato quasi tutto il tuo potere decisionale all’esterno. Vivi cercando conferme e questo ti rende fragile e ansioso. La buona notizia? La fiducia è lì, va solo riscoperta sotto strati di insicurezza.
Differenza tra Fiducia in se stessi, Insicurezza e Arroganza
Spesso evitiamo di ascoltarci e non prendiamo decisioni in autonomia per uno specifico timore: essere percepiti come arroganti. In realtà, la fiducia mindfulness non è una corazza di certezze, ma un solido punto di equilibrio. Comprendere come questa energia si distingue dall’insicurezza o dalla prevaricazione dell’ego ci da l’opportunità di smettere di agire per paura e iniziare a guidare con consapevolezza.
3 Tecniche per ritrovare la Fiducia in se stessi
Come possiamo smettere di cercare conferme al di fuori di noi stessi? Ecco tre esercizi per riportare l’attenzione al nostro interno.
1. Fermarsi prima di chiedere conferma, Siamo abituati a chiedere subito: “Che ne pensi?”. Rompiamo questo automatismo.
- La Pratica: La prossima volta che stai per chiedere un parere, un consiglio o una rassicurazione a un collega/capo, fermati.
- L’Azione: Fai tre respiri. Chiediti: “Cosa ne penso IO veramente? Cosa mi suggerisce la mia esperienza?”.
- Il Risultato: Magari chiederai comunque il consiglio dopo, ma sarai partito dalla tua opinione, non dal nulla. Hai dato valore al tuo pensiero.
2. Fidarsi del Corpo (Il tuo ancoraggio) Quando la mente dubita (“Non ce la farò“, “Sono un impostore“), il corpo è l’unica certezza.
- La Pratica: Nei momenti di insicurezza, porta l’attenzione al respiro o al contatto dei piedi a terra.
- Il Mantra: Ripeti a te stesso: “Il mio corpo sa sostenermi in questo momento. Sono qui, sono completo”.
- Perché funziona: Sposti il focus dai pensieri catastrofici (futuro) alla stabilità biologica (presente). Se il corpo regge, anche la mente può reggere.
3. La Pratica del “Non lo so“ Paradossalmente, ammettere di non sapere richiede un’enorme fiducia in se stessi. Chi è insicuro finge di sapere.
- La Pratica: Di fronte a una sfida nuova, invece di andare in ansia, prova a dirti: “Non so come si risolverà questa cosa. E va bene così. Mi fido del fatto che troverò la via passo dopo passo”.
- Il Risultato: Abbracciare l’incertezza ti toglie il peso di doverti sentire perfetto subito. Ti fidi del tuo processo di apprendimento, non solo del risultato finale.
Per scoprire altri esercizi mindfulness da fare al lavoro dai un’occhiata a Esercizi di Mindfulness in Ufficio: La Guida Pratica per Principianti.
Un Atto di Chiarezza: Il Mio Ruolo e i Tuoi Prossimi Passi
Il mio ruolo come Mindfulness Professional Trainer è quello di fornirti strumenti pratici, efficaci e basati sull’evidenza per gestire lo stress, mantenere alti i livelli di energia e resilienza e gestire le sfide lavorative con maggiore consapevolezza ed equilibrio.
È però fondamentale un punto: la mindfulness è un potentissimo alleato per il benessere, ma non si sostituisce a un intervento medico o psicologico.
Gli esercizi e le strategie presentate in questo articolo sono pensati come supporto e prevenzione. Se l’esaurimento, l’ansia o altri sintomi che provi sono persistenti, severi e interferiscono in modo significativo con la tua capacità di funzionare giorno dopo giorno, il passo più saggio e coraggioso che puoi fare è parlarne con il tuo medico o con un professionista della salute mentale qualificato.
Chiedere un supporto clinico non è un segno di debolezza, ma un atto di profonda cura verso te stesso. Il mio lavoro può integrarsi magnificamente a un percorso di quel tipo, ma non può e non deve sostituirlo.
Conclusione
Alla fine, la Fiducia è tornare a casa propria. Per anni abbiamo vissuto come ospiti nella nostra vita, chiedendo il permesso per fare qualsiasi cosa. Praticare il quarto pilastro significa riprendere in mano le redini. Significa svegliarti lunedì mattina e sapere che, anche se non puoi controllare tutto quello che succede là fuori, ti fidi della persona che sei.
Vuoi allenare questa solidità interiore? Spesso sappiamo cosa dovremmo fare, ma ci manca la pratica costante per farlo. Se vuoi smettere di cercare conferme fuori e iniziare a guidare la tua vita professionale da dentro, contattami. Attraverso percorsi di Mindfulness Training mirati, possiamo lavorare insieme per zittire l’insicurezza e alzare il volume della tua fiducia. Per saperne di più dai un’occhiata ai miei servizi.


