Secondo l’VIII Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale (2025), il 73% dei lavoratori dipendenti ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro.
Pausa pranzo, fine mese. Un’addetta al magazzino apre dal telefono il portale welfare e scorre il catalogo: buoni carburante, abbonamento in palestra, rimborso dei libri di scuola. Sceglie i buoni carburante come l’anno scorso e rimette il telefono in tasca.
Fra quel 73% e quella scelta c’è lo spazio in cui lavora chi costruisce il piano welfare. Se ti occupi di risorse umane o di welfare in una PMI, qui trovi dove collocare un’iniziativa di mindfulness nel welfare aziendale e un metodo semplice per capire se sta servendo, senza promettere numeri che nessuno può garantire.
In breve
La mindfulness si colloca nell’area benessere del piano welfare, distinta dalla formazione obbligatoria e dalla valutazione del rischio stress, con cui però dialoga. Per capire se serve bastano tre misure alla portata di una PMI: quante persone iniziano e proseguono, un questionario breve e anonimo prima e dopo (PSS o WHO-5), gli eventi sentinella seguiti nel tempo.
Cos’è il welfare aziendale, in due paragrafi
Il welfare aziendale è l’insieme di beni e servizi che l’azienda mette a disposizione dei dipendenti oltre alla retribuzione: per esempio servizi per l’istruzione dei figli, attività sportive e ricreative, assistenza sanitaria. Nelle PMI arriva spesso attraverso un portale gestito da un provider esterno, dove ognuno sceglie dal catalogo come nella scena di prima. Altre volte è una lista più corta, decisa dall’azienda e comunicata con una mail.
Il quadro fiscale sta nel TUIR. L’art. 51, comma 2, lettera f) esclude dal reddito di lavoro dipendente le opere e i servizi offerti alla generalità o a categorie di dipendenti per le finalità dell’art. 100, comma 1: educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto (una sintesi di Assolombarda). Queste righe servono a capire di cosa si parla e non sono un parere fiscale: per il piano nel suo insieme il riferimento resta il consulente del lavoro. Per il videocorso citato in questo articolo la questione non si pone: è gratuito, quindi non c’è una spesa da inquadrare.
Dove si colloca la mindfulness nel piano welfare
Dentro un piano welfare la mindfulness sta nell’area del benessere della persona, accanto all’abbonamento in palestra, ai check-up o a uno sportello di ascolto psicologico. Per evitare equivoci conviene tenerla distinta da due cose che in azienda le stanno vicine:
- La formazione obbligatoria su salute e sicurezza (art. 37 del D.Lgs 81/2008). Un percorso di mindfulness non la sostituisce: il videocorso Mindfulness al Lavoro non dà attestati e non conta come ore di formazione sulla sicurezza.
- La valutazione del rischio stress lavoro-correlato (art. 28 dello stesso decreto), un obbligo del datore di lavoro con un metodo e dei ruoli definiti, spiegati nell’articolo sulla valutazione dello stress lavoro-correlato. Un’iniziativa di benessere non adempie a quell’obbligo.
Le due cose però si parlano. Se la valutazione ha indicato di intervenire, gli interventi sull’organizzazione del lavoro (carichi, turni, ruoli poco chiari) vengono prima. La mindfulness si aggiunge accanto come strumento per gestire la pressione di tutti i giorni: aiuta le persone a reggerla meglio, non la toglie. E i dati raccolti con la valutazione tornano utili per capire se l’iniziativa sta servendo, come vedremo più avanti.
Su cosa offrire in concreto, per una PMI con poco budget la strada più semplice è un percorso già registrato, che ognuno segue nel proprio tempo. Come funziona un programma di questo tipo, cosa dicono le ricerche sul formato online e come proporlo senza che resti una mail ignorata lo trovi in Mindfulness in azienda con un programma online. Se invece lavori per una piattaforma welfare, un materiale gratuito entra nel catalogo come un semplice link, senza un fornitore da contrattualizzare: le indicazioni per proporlo sono nella pagina per le organizzazioni.

Cosa aspettarsi e in quali tempi
Le aspettative sbagliate sono il modo più rapido per bocciare un’iniziativa che stava funzionando. Prima di lanciarla conviene metterne in conto quattro.
Non tutti iniziano e non tutti proseguono. Un percorso facoltativo, seguito nel proprio tempo, raccoglie un gruppo di persone interessate; altre lo apriranno una volta, altre mai. Succede a qualunque iniziativa volontaria e da solo non dice nulla sull’utilità per chi lo segue.
L’effetto atteso riguarda la persona e alcune dimensioni precise. Una meta-analisi del 2019 su 23 studi randomizzati in contesti di lavoro (Bartlett et al.) ha trovato miglioramenti soprattutto nello stress, nell’ansia e nel benessere, mentre sulla prestazione lavorativa i dati non bastavano per concludere qualcosa. Stress percepito e benessere sono proprio le dimensioni che un questionario breve può seguire.
Servono settimane, non giorni. Il protocollo MBSR su cui mi sono formato dura otto settimane. Le 44 lezioni del videocorso, al ritmo di una al giorno, coprono circa due mesi di giorni lavorativi; a due alla settimana, quasi cinque mesi. Ha senso guardare i primi risultati alla fine di un ciclo così, non dopo i primi giorni. Gli indicatori aziendali si muovono ancora più lentamente e si leggono sull’arco di un anno.
Affianca la cura, senza sostituirla. Un’iniziativa di benessere non cura: se qualcuno ha disturbi che durano, come notti senza sonno o un’ansia che non passa, la strada passa dal medico competente, dal proprio medico o da uno psicoterapeuta. La pratica può accompagnare quel percorso.
Quanto alla forma, la parte che entra più facilmente nella giornata di lavoro sono le pause brevi: due minuti di recupero tra un compito pesante e il successivo (sul blog c’è una guida alla pausa consapevole che puoi girare a chi la vuole provare).
🎬 Lezione del videocorso gratuito
Le pause brevi, viste da vicino
Se vuoi farti un’idea di cosa troverebbero le persone a cui lo proponi, guarda la lezione Gestione dell’Energia: divide le attività della giornata tra quelle che svuotano e quelle che ricaricano, poi mostra come inserire piccole pause di recupero tra un compito pesante e l’altro. Con la lezione trovi il worksheet “Il Bilancio Energetico” e un audio guidato di 2 minuti, “Sedersi senza intento”.
Come misurare l’effetto: un metodo che una PMI può fare da sola
Per capire se l’iniziativa serve non occorrono un fornitore o un budget dedicato. Bastano tre livelli di osservazione, dal più semplice al più lento, guardati sempre nello stesso modo.
| Cosa guardi | Come lo raccogli | Quando | Cosa ti dice |
|---|---|---|---|
| Adesione | visite al link sulla intranet, una domanda nel questionario | a metà e alla fine del ciclo | se la proposta arriva alle persone |
| Stress percepito o benessere | questionario anonimo (PSS o WHO-5) | prima del lancio e dopo 8-12 settimane | come sta il gruppo che ha risposto |
| Eventi sentinella | i dati della valutazione stress | una volta l’anno | l’andamento di fondo dell’organizzazione |
Adesione: quante persone iniziano e quante proseguono
Il videocorso non chiede registrazione, quindi nessuno, nemmeno io, sa chi lo guarda. Per le persone è una garanzia di riservatezza; per te vuol dire che l’adesione va chiesta. Le strade sono due. Se la vostra intranet conta le visite a una pagina, sai quante persone hanno aperto il link, ma non chi è andato avanti. Per sapere chi prosegue serve una domanda nel questionario anonimo, del tipo “Quante lezioni hai seguito?” con poche risposte a scelta (nessuna, da 1 a 5, da 6 a 20, più di 20) e una seconda su cosa si è usato di più: lezioni, pratiche audio, niente.
Un’adesione bassa con riscontri buoni da chi lo segue di solito indica un problema di tempo o di comunicazione, più che di contenuto. Un’adesione alta con riscontri tiepidi è un’informazione altrettanto utile.
Un questionario breve e anonimo, prima e dopo
Due strumenti brevi, diffusi nella ricerca, si prestano a questo scopo.
- PSS, Perceived Stress Scale (Cohen, Kamarck e Mermelstein, 1983). Misura quanto le situazioni della propria vita vengono percepite come stressanti. Esiste in versioni da 14, 10 e 4 domande; quella da 10 chiede come sono andate le cose nell’ultimo mese, con risposte da “mai” a “molto spesso”. Il laboratorio di Sheldon Cohen precisa che non è uno strumento diagnostico e non ha soglie: serve a fare confronti all’interno del proprio gruppo, che è l’uso di cui parliamo qui. Sulla stessa pagina c’è una traduzione italiana della versione a 10 domande e sono indicate le modalità per chiedere l’autorizzazione all’uso, che è gratuita.
- WHO-5, l’indice di benessere dell’OMS. Cinque affermazioni su come ci si è sentiti nelle ultime due settimane (per esempio quanto spesso ci si è sentiti calmi e rilassati), ciascuna con un punteggio da 0 a 5. Il totale va da 0 a 25; moltiplicato per quattro diventa una scala da 0 a 100. Dal 2024 l’OMS lo pubblica come strumento ad accesso aperto, con le istruzioni per il punteggio.
Se l’obiettivo dichiarato dell’iniziativa è lo stress, la PSS è più mirata; se è il benessere in generale e vuoi il questionario più corto possibile, va bene il WHO-5. Scegline uno e tienilo uguale nelle due rilevazioni. Il resto è buon senso, da dichiarare come tale:
- Anonimato effettivo. Un modulo online senza accesso nominativo, nessuna domanda che renda riconoscibile chi risponde (reparto molto piccolo, età esatta), risultati letti solo in forma aggregata. Parlarne prima con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) aiuta le persone a fidarsi.
- Stesse domande, periodi confrontabili. La prima rilevazione prima del lancio, la seconda alla fine del ciclo. Se puoi, evita di confrontare un mese tranquillo con il picco stagionale o con la chiusura di bilancio.
- Lettura per gruppi, con prudenza. Con la domanda sulle lezioni seguite puoi confrontare chi ha partecipato con chi no. Ricorda però che chi sceglie di partecipare può essere diverso in partenza da chi non lo fa.
C’è anche un limite da tenere presente: la PSS chiede della vita in generale, non solo del lavoro. Un cambiamento nel punteggio può dipendere anche da quello che succede fuori.

Gli eventi sentinella, sull’arco di un anno
Gli eventi sentinella sono gli indicatori oggettivi che si raccolgono nella valutazione dello stress: assenze per malattia, turnover, indici infortunistici, segnalazioni del medico competente, lamentele formalizzate. Se la valutazione l’avete fatta, li avete già; come si raccolgono e cosa significano è spiegato nell’articolo sulla valutazione dello stress lavoro-correlato.
Qui servono come sfondo. Confrontali anno su anno, insieme a chi si occupa della valutazione. Se il questionario migliora e gli eventi sentinella peggiorano, la causa più probabile sta nell’organizzazione del lavoro: lì va cercata.
Cosa non si può attribuire al programma
Prendi un’azienda di produzione di 45 dipendenti su due turni. Un anno dopo il lancio del percorso le assenze per malattia sono calate e il punteggio medio del questionario è migliorato. Nello stesso anno sono arrivati due nuovi addetti in linea e il reparto più carico ha cambiato orari. Attribuire il miglioramento alla mindfulness sarebbe scorretto; lo sarebbe anche il contrario.
Alcune cose un percorso facoltativo, seguito da una parte delle persone, non può spiegarle da solo:
- l’andamento degli eventi sentinella, che dipende da carichi, organici, stagione, mercato del lavoro e da chi coordina i reparti;
- la produttività o un ritorno in euro: la ricerca citata sopra non ha trovato dati sufficienti sulla prestazione e senza dati solidi non si può promettere un rendimento economico;
- le variazioni piccole su gruppi piccoli: con 15 risposte, due o tre persone di umore diverso spostano la media.
Quello che puoi dire con onestà alla direzione è più semplice e più utile: quante persone hanno seguito il percorso, cosa hanno usato di più, come si è mosso lo stress percepito (o il benessere) del gruppo che ha risposto e come vanno gli indicatori di fondo. È un resoconto che non promette nulla e che permette di decidere se rinnovare la proposta.
Domande frequenti
Possiamo mettere il videocorso nel portale welfare?
Sì, come link: nel portale, sulla intranet o in una mail. Essendo gratuito non c’è un contratto da firmare né una spesa da classificare. Per gli aspetti fiscali del piano welfare nel suo insieme il riferimento resta il consulente del lavoro.
Il questionario lo può raccogliere chi si occupa di HR?
Usati come termometro anonimo di gruppo, PSS e WHO-5 sono questionari brevi di autovalutazione che si raccolgono con un modulo online. La parte delicata è l’anonimato, più che chi raccoglie le risposte. Se avete un medico competente, coinvolgerlo nella lettura dei risultati è una buona scelta.
Dopo quanto tempo ha senso ripetere il questionario?
Alla fine del ciclo proposto, quindi dopo otto-dodici settimane con un ritmo di una lezione al giorno. Ripeterlo troppo presto misura soprattutto l’entusiasmo dell’inizio. Gli eventi sentinella invece si confrontano una volta l’anno.
E se i risultati non si muovono?
È un’informazione anche quella. Guarda prima l’adesione: se pochi hanno seguito il percorso, il questionario dice poco sul percorso stesso. Se l’adesione è buona e il benessere non cambia, chiedi alle persone cosa è mancato prima di decidere se continuare.
Una voce in più nel portale
L’addetta al magazzino della scena iniziale, l’anno prossimo, troverà forse una voce in più nel catalogo. Se proprio lei la userà non potrai saperlo: l’anonimato serve anche a questo. Puoi sapere invece se il gruppo la usa e se lo stress che riporta si muove, con tre strumenti semplici e qualche cautela, senza promettere più di quello che un’iniziativa di benessere può dare.
🏢 Per le organizzazioni · materiale gratuito
Una voce in più nel piano welfare, misurabile da te
Nella pagina per le organizzazioni trovi il videocorso di 44 lezioni, le pratiche audio e come proporlo in quattro passi. Non costa nulla e non chiede registrazioni né contratti: per partire basta mettere un link nel portale welfare o sulla intranet, subito dopo il primo questionario. Se vuoi, scrivimi: ti rispondo con qualche indicazione su come usarlo e da quali lezioni partire.


