C’era un progetto su cui avevo lavorato per settimane. Lo conoscevo nei minimi dettagli, avevo anticipato ogni problema, avevo costruito tutto con cura. Poi arrivò la comunicazione: “Cambiamento di strategia. Si procede in altra direzione.”
Finì lì. Il progetto fu archiviato.
Per i giorni successivi, continuavo a tornarci sopra. Non al progetto: quello era già finito. Alle mie ragioni. Alla sua ingiustizia. Al tempo sprecato. Continuavo a portarmi dietro un peso che non esisteva più, tranne che nella mia testa.
Quello che ti consuma non è l’evento in sé. È il non riuscire a lasciar andare. Uno dei sette pilastri della mindfulness secondo Jon Kabat-Zinn è proprio questo: imparare a posare la valigia emotiva per avere le mani libere.
Per scoprire gli altri sei pilastri, dai un’occhiata alla mia guida sulla mindfulness.
E ora, cominciamo!
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Lasciar Andare Mindfulness: cosa significa
Nella pratica mindfulness, lasciar andare significa smettere di sprecare energie mentali cercando di controllare l’incontrollabile (il passato, le opinioni altrui, gli imprevisti) per focalizzarsi interamente sull’azione presente.
In un mondo del lavoro che insegna a “tenere duro”, “afferrare le opportunità” e “controllare i KPI”, questo sembra quasi sinonimo di resa.
Non lo è. È la forma più alta di efficienza mentale.
Nella meditazione, questo pilastro si allena ogni volta che un pensiero arriva e lo lasci scorrere invece di seguirlo, senza combatterlo, senza aggrapparti ad esso.
Sessione dopo sessione, quell’attitudine si trasferisce nella vita reale: nei fallimenti che non riesci a superare, nei conflitti che porti a casa la sera, nei risultati che aspetti con l’ansia di chi ha messo tutto in gioco.
Perché non riusciamo a lasciar andare: cosa dice la scienza
Il cervello umano è una macchina predittiva. Per i nostri antenati, l’incertezza era sinonimo di pericolo: non sapere cosa c’era dietro un cespuglio poteva essere fatale. Di conseguenza, il cervello ha sviluppato una dipendenza dal controllo.
Crediamo (erroneamente) che se ci preoccupiamo abbastanza, se ripensiamo abbastanza a un errore, se stiamo abbastanza in ansia per il futuro, potremo controllare l’esito degli eventi. Nel lavoro, questo si traduce in tre forme di attaccamento:
- Attaccamento al passato. Non riuscire ad accettare un fallimento o un torto subito. “Non doveva andare così.” La ruminazione, il vagabondaggio mentale che consuma energia su eventi già chiusi.
- Attaccamento al risultato. Legare la propria autostima esclusivamente al raggiungimento di un obiettivo, vivendo in apnea finché non lo si ottiene e crollando se non arriva.
- Attaccamento alle proprie idee. Rifiutarsi di cambiare strategia anche quando è evidente che non funziona. La classica “trappola dei costi sommersi”: continuo perché ho già investito troppo per mollare.
Tenere stretto tutto questo dà un’illusione di sicurezza. In realtà consuma risorse cognitive. È come guidare con il freno a mano tirato: il motore sforza il triplo per andare alla metà della velocità.
Lasciar Andare vs Accettazione: la sfumatura che fa la differenza
Tra i sette pilastri della mindfulness, l’Accettazione è il sesto e il Lasciar Andare è il settimo. Vengono spesso confusi, ma nel contesto lavorativo c’è una differenza fondamentale.
Immagina di aver perso un cliente importante.
Con l’Accettazione smetti di negare i fatti. “Il cliente ha disdetto. Non posso tornare indietro.” È un atto intellettuale: ferma la guerra contro la realtà.
Il Lasciar Andare è il passo successivo: è emotivo. È smettere di portarti dietro il risentimento, la paura e il senso di fallimento nelle riunioni che seguono.
L’Accettazione dice: “È successo.” Il Lasciar Andare dice: “Non lo porto più con me.”
Senza accettazione non puoi lasciare andare — stai ancora negando il problema. Ma l’accettazione da sola a volte ti lascia fermo a guardare le macerie. Il lasciar andare è ciò che ti permette di ricostruire.
I segnali che non stai lasciando andare
Come si manifesta l’attaccamento nella tua giornata lavorativa? Probabilmente ti riconosci in almeno uno di questi:
Il rimuginio serale. Finisce la giornata, ma la testa non termina il turno. Porti a casa mentalmente la riunione difficile, il feedback ricevuto, l’errore commesso. Stai consumando energia su qualcosa che non puoi più cambiare.
Il micro-management. Deleghi ma poi controlli continuamente, o rifai di nascosto il lavoro dell’altro perché “faccio prima io.” Non ti fidi del processo e degli altri: vuoi il controllo su tutto.
La ruminazione sull’ingiustizia. Qualcosa è andato storto e la mente continua a tornare su quanto sia ingiusto. Non stai cercando una soluzione. Stai cercando ragione. E la ragione, quando l’evento è già accaduto, non cambia niente.
Attaccamento vs Lasciar Andare: cosa cambia in ufficio
Situazione Attaccamento Lasciar Andare Errore commesso Rimugino: “Non doveva succedere.” Mi punisco. Analizzo, imparo, archivio l’evento emotivo. Obiettivo mancato “Sono un fallito.” L’autostima crolla. “La strategia non ha funzionato.” Cambio approccio senza intaccare il mio valore. Idee altrui Lotto per imporre la mia visione — “è la migliore.” Ascolto senza pregiudizi. Lascio andare il bisogno di avere ragione. Imprevisti Resistenza e rabbia. Spreco energia nel lamento. “Ok, la situazione è questa. Cosa facciamo ora?” Futuro / ansia Cerco di prevedere ogni scenario catastrofico. Faccio un piano realistico e accetto che l’incertezza esiste. L’attaccamento ti blocca nel passato (rimorso) o nel futuro (ansia). Il lasciar andare ti riporta nel presente — l’unico momento in cui puoi agire davvero.
Test: sei in grado di lasciar andare?
- Hai delegato un compito importante. Come ti comporti nelle ore successive?
🔴 Controllo continuamente cosa sta facendo — o lo faccio io di nascosto. — 3 punti
🟡 Mi sento inquieto e chiedo aggiornamenti molto prima della scadenza. — 2 punti
🟢 Ho dato istruzioni chiare. Attendo il momento concordato, occupandomi d’altro. — 1 punto - Un progetto su cui hai lavorato settimane viene cancellato dalla direzione.
🔴 Mi infurio — è un’ingiustizia, una mancanza di rispetto personale. — 3 punti
🟡 Ci rimango male e passo la giornata a lamentarmi con i colleghi. — 2 punti
🟢 Sento la frustrazione, l’accetto, e sposto l’attenzione su come adattarmi. — 1 punto - Hai inviato una mail importante e dopo 24 ore non hai risposta.
🔴 Paranoia: “Ho scritto qualcosa di sbagliato? Ce l’hanno con me?” Rileggo la mail 5 volte. — 3 punti
🟡 Sono infastidito e controllo la posta ossessivamente. — 2 punti
🟢 Se è urgente faccio un follow-up, altrimenti attendo senza pensarci. — 1 punto - In una riunione commetti un errore: un dato sbagliato, una gaffe.
🔴 Torno a casa e ci penso tutta la sera, rivivendo la scena e insultandomi. — 3 punti
🟡 Cerco di giustificarmi subito dando la colpa a cause esterne. — 2 punti
🟢 Riconosco l’errore, mi scuso se necessario, e vado avanti. — 1 punto - Sei bloccato nel traffico e stai per perdere un appuntamento.
🔴 Batto i pugni sul volante, l’ansia sale, sento che sto per esplodere. — 3 punti
🟡 Continuo a guardare l’orologio sbuffando, sperando che il tempo si fermi. — 2 punti
🟢 Avviso del ritardo. Non posso far sparire il traffico, quindi uso il tempo. — 1 punto - Un collega ottiene un risultato con un metodo che ritieni sbagliato.
🔴 Non riesco a tacere — devo fargli notare che “non si fa così.” — 3 punti
🟡 Lo critico mentalmente o alle sue spalle: “Prima o poi andrà a sbattere.” — 2 punti
🟢 Se il risultato è raggiunto, accetto che esistano modi diversi dal mio. — 1 punto - È venerdì sera. Come ti approcci al weekend?
🔴 Fatico a staccare. Controllo le notifiche “giusto per sicurezza.” — 3 punti
🟡 Provo a rilassarmi, ma se arriva una mail rispondo subito per togliermelo il pensiero. — 2 punti
🟢 Lascio andare le questioni lavorative irrisolte. Il riposo è parte della performance. — 1 punto
I tuoi risultati
7–11 punti — Il Navigatore Sai surfare sulle onde del cambiamento invece di cercare di fermare il mare con le mani. Sai distinguere ciò che controlli da ciò che non dipende da te, evitando di energie su quest’ultimo. Sei un punto di riferimento per la stabilità del tuo team. Continua a coltivare questa qualità.
12–16 punti — L’Equilibrista Ansioso Razionalmente sai che dovresti rilassarti, ma il pilota automatico tende ad aggrapparsi alle cose, specialmente sotto stress. Il tuo zaino è mezzo pieno: ti rallenta e ti affatica più del necessario. I tre esercizi che seguono possono essere un punto di partenza per te.
17–21 punti — Il Controllore Esausto Vivi in uno stato di resistenza costante alla realtà. Il bisogno di controllare tutto — dagli imprevisti alle opinioni altrui — è una battaglia persa in partenza che ti sta prosciugando. Probabilmente soffri di dolori muscolari, difficoltà a dormire o irritabilità cronica. Continua a leggere: la prossima sezione è per te.
3 Esercizi per lasciar andare al lavoro
1. La tecnica del pugno serrato
Il corpo anticipa sempre la mente. Quando ci attacchiamo a un pensiero, i muscoli si contraggono. Usiamo il corpo per insegnare alla mente.
Siediti alla scrivania. Stringi forte i pugni — puoi farlo sotto il tavolo, nessuno ti vedrà. Stringi più che puoi per 5-10 secondi, sentendo la tensione, il calore, lo sforzo inutile. Visualizza mentalmente il problema a cui sei attaccato.
Poi, di colpo, apri le mani e rilassale completamente sulle gambe.
Nota la differenza immediata tra la tensione e il rilascio. Quella sensazione di sollievo nelle mani è esattamente ciò che la tua mente proverà lasciando andare il problema. Ripeti ogni volta che senti lo stress salire.
2. Il check del controllo
Quando ti accorgi di star rimuginando, fatti una sola domanda: “Ho il controllo diretto su questa cosa, in questo preciso momento?”
Se sì: Agisci. Fai una telefonata, correggi l’errore. L’azione scioglie l’ansia.
Se no — “Cosa penseranno di me?”, “Speriamo che il cliente firmi”, “E se domani piove?” — allora lascia andare. Dillo a te stesso: “Non è in mio potere ora. Ci penserò se e quando accadrà.”
Preoccuparsi di ciò che non controlli è come annaffiare una pianta di plastica: non serve a niente, ma consuma il tuo tempo.
3. “È andata così” — l’accettazione radicale
Spesso soffriamo non per l’evento in sé, ma per il rifiuto dell’evento: “Non doveva succedere!”, “È ingiusto!”
Togli la narrazione drammatica e resta ai fatti. Di’ a te stesso: “È andata così.”
Non “Va bene che sia andata così” — non deve piacerti per forza. Ma “Accetto che la realtà in questo momento sia questa.”
Smettendo di litigare con la realtà — che ha sempre ragione, perché è già accaduta — liberi le energie che stavi usando per lamentarti e puoi usarle per trovare una soluzione o un piano B.
Una precisazione: il mio ruolo
Come Mindfulness Professional Trainer, il mio obiettivo è darti strumenti concreti per gestire lo stress e affrontare le sfide lavorative con più lucidità ed equilibrio.
Ma voglio essere chiaro: la mindfulness non sostituisce un intervento medico o psicologico. Se quello che provi — esaurimento, ansia persistente, difficoltà a funzionare giorno dopo giorno — interferisce in modo significativo con la tua vita, la scelta più saggia è parlarne con il tuo medico o con uno psicologo qualificato.
Domande frequenti
Se “lascio andare”, non perdo la mia ambizione? Niente affatto. Pensa a un atleta: corre meglio se è rigido per la paura di perdere, o se ha la mente libera e concentrata sull’azione presente? Lasciar andare l’ossessione per il risultato ti permette di performare meglio nel processo. L’ambizione rimane — cambia solo il suo carburante: dalla paura alla passione.
Come lascio andare la rabbia verso un collega che si è comportato male? Lasciar andare non significa perdonare o dimenticare. Significa smettere di bere tu il veleno sperando che l’altro muoia. Quando rumini sulla rabbia, fai male solo al tuo sistema nervoso. Prendere atto del comportamento, tutelarti professionalmente, smettere di regalare i tuoi pensieri a quella persona nel tempo libero: questo è lasciar andare.
Quanto tempo ci vuole? È un allenamento che richiede tempo. All’inizio riuscirai a lasciare solo le piccole cose: un semaforo rosso, una mail sgarbata. Con la pratica costante, allenerai il cervello a non aggrapparsi nemmeno alle crisi più grandi. Inizia oggi, dalle piccole cose.
Come si collega il Lasciar Andare agli altri pilastri? È l’ultimo dei sette pilastri della mindfulness e richiede tutti gli altri come fondamento. Il Non Giudizio ti insegna a osservare senza etichettare. L’Accettazione ti aiuta a smettere di negare i fatti. La Pazienza ti insegna che i processi hanno i loro tempi. Lasciar Andare vuol dire smettere di portarsi dietro il peso di ciò che non puoi più cambiare. Per una visione d’insieme, ti rimando alla guida completa su Cos’è la Mindfulness.
Conclusione
Il Lasciar Andare è l’ultimo pilastro della mindfulness perché richiede fiducia. Fiducia nel fatto che, anche smettendo di controllare ogni dettaglio, il mondo non crollerà. Anzi: spesso le cose si risolvono meglio quando smettiamo di ostacolarle con le nostre ansie.
Il prossimo lunedì, quando arriverà l’inevitabile imprevisto, fai un respiro. Apri le mani. Chiediti: “Posso controllarlo?” Se la risposta è no — lascialo andare.
Viaggia leggero. Andrai lontano.
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