Nella mindfulness, il Lasciar Andare (o Letting Go) significa smettere di sprecare energie mentali cercando di controllare l’incontrollabile (il passato, le opinioni altrui, gli imprevisti), per focalizzarsi interamente sull’azione presente.
Nel mondo del business, dove ci insegnano a “tenere duro“, “afferrare le opportunità” e “controllare i KPI“, questo concetto sembra quasi un sinonimo di arrendersi, di fregarsene.
Niente di più falso. Oggi vedremo come questo atteggiamento sia, in realtà, la forma più alta di leadership e di efficienza mentale. Scopriremo come smettere di lottare contro ciò che non puoi cambiare per investire tutte le tue energie su ciò che puoi fare ora.
ps. Se ti sei perso le puntate precedenti o vuoi un ripasso generale, ti consiglio di leggere la mia guida completa su Cos’è la Mindfulness e come iniziare.
Come praticare il Lasciar Andare Mindfulness sul lavoro: 3 Esercizi pratici
Ecco tre strategie efficaci da usare quando senti che la presa si sta stringendo troppo.
1. La Tecnica del “Pugno Serrato” (Rilascio Fisico)
Il corpo anticipa sempre la mente. Quando ci attacchiamo a un pensiero, i muscoli si contraggono. Usiamo il corpo per insegnare alla mente.
- La Pratica: Siediti alla scrivania. Stringi forte i pugni (puoi farlo sotto il tavolo, nessuno ti vedrà). Stringi più che puoi per 5-10 secondi, sentendo la tensione, il calore, lo sforzo inutile. Mentalmente visualizza il problema a cui sei attaccato.
- L’Azione: Di colpo, apri le mani e rilassale completamente sulle gambe.
- Il Risultato: Nota la differenza immediata tra la tensione (attaccamento) e il rilascio. Quella sensazione di sollievo nelle mani è esattamente ciò che la tua mente proverà lasciando andare il problema. Ripeti ogni volta che senti lo stress salire.
2. Il “Check del Controllo” (Rilascio Cognitivo)
Questa tecnica serve a fermare il rimuginio ossessivo. Quando ti accorgi di essere preoccupato per qualcosa, fatti una sola, onesta domanda: “Ho il controllo diretto su questa cosa in questo preciso momento?“
- SE SÌ: Agisci. Fai una telefonata, scrivi una riga di piano, correggi l’errore. L’azione scioglie l’ansia.
- SE NO: (Esempio: “Cosa penseranno di me?”, “Speriamo che il cliente firmi“, “E se domani piove?”). Allora Lascia Andare. Dillo proprio a te stesso: “Non è in mio potere ora. Ci penserò se e quando accadrà”. È inutile annaffiare una pianta di plastica: preoccuparsi per ciò che non controlli è spreco di energia puro.
3. L’Accettazione Radicale (“È andata così“)
Questa è la più difficile, ma la più potente per i fallimenti o gli imprevisti. Spesso soffriamo non per l’evento in sé (es. la perdita di un cliente), ma per il nostro rifiuto dell’evento (“Non doveva succedere!”, “È ingiusto!”).
- La Pratica: Togli la narrazione drammatica e resta ai fatti.
- L’Azione: Ripeti a te stesso la frase: “È andata così”. Non “Va bene che sia andata così” (non deve piacerti per forza), ma “Accetto che la realtà in questo momento è questa”.
- Il Risultato: Smettendo di litigare con la realtà (che ha sempre ragione, perché è già successa), liberi tutte le energie che stavi usando per lamentarti e puoi usarle per trovare una soluzione o un piano B.
Perché non riusciamo a lasciar andare il controllo? La spiegazione biologica
Perché facciamo così tanta fatica a “mollare la presa“? Perché continuiamo a preoccuparci di cose già accadute o a voler creare micro-management per ogni dettaglio?
Ancora una volta, non è un difetto del tuo carattere. È biologia. Il cervello umano è una macchina predittiva. Per i nostri antenati, l’incertezza era sinonimo di morte: non sapere cosa c’era dietro un cespuglio poteva essere fatale. Di conseguenza, il nostro cervello ha sviluppato una dipendenza dal controllo.
Crediamo – erroneamente – che se ci preoccupiamo abbastanza, se ripensiamo abbastanza a un errore o se stiamo abbastanza in ansia per il futuro, potremo controllare l’esito degli eventi. Nel lavoro questo si traduce in:
- Attaccamento al passato: Non accettare un fallimento o un torto subito (“Non doveva andare così“).
- Attaccamento al risultato: Legare la propria felicità esclusivamente al raggiungimento di un obiettivo, vivendo in apnea finché non lo si ottiene.
- Attaccamento alle proprie idee: Rifiutarsi di cambiare strategia anche quando è evidente che non funziona (la famosa “trappola dei costi sommersi“).
Tenere stretto tutto questo ci dà un’illusione di sicurezza, ma in realtà consuma le nostre risorse cognitive. È come guidare con il freno a mano tirato: il motore (la tua mente) sforza il triplo per andare alla metà della velocità.
Test di Autovalutazione: Sai davvero capace a mollare la presa o sei un maniaco del controllo?
Spesso siamo convinti di “avere tutto sotto controllo“, quando in realtà è il bisogno di controllo che ha in pugno noi. Rispondi con sincerità (nessuno ti sta giudicando, ricorda il primo pilastro!) a queste 7 situazioni tipo.
1. Hai delegato un compito importante a un collaboratore. Come ti comporti nelle ore successive?
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A. Controllo continuamente cosa sta facendo o, peggio, lo faccio io di nascosto perché “faccio prima e viene meglio“. (3 punti)
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B. Mi sento inquieto e gli chiedo aggiornamenti molto prima della scadenza fissata. (2 punti)
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C. Ho fornito le istruzioni chiare e attendo il momento di verifica concordato, occupandomi d’altro. (1 punto)
2. Un progetto su cui hai lavorato per settimane viene cancellato o modificato radicalmente dalla direzione.
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A. Mi infurio. È un’ingiustizia, uno spreco di tempo e la prendo come una mancanza di rispetto personale. (3 punti)
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B. Ci rimango male e passo la giornata a lamentarmi con i colleghi dell’incompetenza dei piani alti. (2 punti)
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C. Sento la frustrazione, l’accetto, ma poi sposto l’attenzione su come adattarmi alla nuova direzione. (1 punto)
3. Hai inviato una mail importante a un cliente/capo e dopo 24 ore non hai ancora ricevuto risposta.
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A. Entro in paranoia: “Ho scritto qualcosa di sbagliato? Ce l’hanno con me?” Rileggo la mail inviata 5 volte. (3 punti)
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B. Sono molto infastidito dalla loro maleducazione e continuo a controllare la posta in arrivo ossessivamente. (2 punti)
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C. Noto che non hanno risposto. Se è urgente farò un follow-up, altrimenti attendo senza pensarci. (1 punto)
4. Durante una riunione commetti un errore (un dato sbagliato o una gaffe).
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A. Torno a casa e ci penso tutta la sera, rivivendo la scena e insultandomi mentalmente (“Che idiota“). (3 punti)
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B. Cerco di giustificarmi subito dando la colpa a cause esterne o ad altri per salvare la faccia. (2 punti)
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C. Riconosco l’errore, mi scuso se necessario, e vado avanti. Tutti sbagliano. (1 punto)
5. Sei bloccato nel traffico o il treno è in ritardo e stai per perdere un appuntamento.
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A. Batto i pugni sul volante, l’ansia sale alle stelle, sento che sto per esplodere dalla rabbia. (3 punti)
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B. Continuo a guardare l’orologio sbuffando, sperando che il tempo si fermi. (2 punti)
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C. Avviso del ritardo. Non posso far sparire il traffico, quindi ne approfitto per ascoltare un podcast o respirare. (1 punto)
6. Un collega ottiene un risultato usando un metodo che tu ritieni sbagliato o inefficiente.
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A. Non riesco a tacere. Devo fargli notare che “non si fa così” e imporre il mio metodo. (3 punti)
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B. Lo critico mentalmente o alle sue spalle: “Vedrai che prima o poi andrà a sbattere“. (2 punti)
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C. Se il risultato è raggiunto, accetto che esistano modi diversi dal mio per fare le cose. (1 punto)
7. È venerdì sera. Come ti approcci al weekend?
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A. Fatico a staccare. Continuo a controllare le notifiche “giusto per sicurezza” e la mente è già a lunedì. (3 punti)
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B. Provo a rilassarmi, ma se arriva una mail di lavoro rispondo subito per togliermi il pensiero. (2 punti)
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C. Lascio andare le questioni lavorative irrisolte. Il riposo è necessario per essere produttivo lunedì. (1 punto)
Risultati: Somma i tuoi punti
Da 7 a 11 Punti: Il Navigatore Fluido (Mindful)
Hai una grande dote: sai surfare sulle onde del cambiamento invece di cercare di fermare il mare con le mani. Hai capito che lasciar andare non significa menefreghismo, ma efficienza. Sai distinguere ciò che puoi controllare da ciò che non dipende da te, risparmiando energie preziose. Continua così: sei un punto di riferimento per la stabilità del tuo team.
Da 12 a 16 Punti: L’Equilibrista Ansioso
Sei nella media della maggior parte dei professionisti. Razionalmente sai che dovresti rilassarti, ma il tuo “pilota automatico” tende ad aggrapparsi alle cose, specialmente sotto stress. Il tuo zaino è mezzo pieno: questo ti rallenta e ti affatica più del necessario. Le tecniche che vedremo tra poco sono perfette per te per fare quel salto di qualità verso una leadership più serena.
Da 17 a 21 Punti: Il Controllore Supremo (A rischio Burnout)
Qui serve onestà brutale: vivi in uno stato di resistenza costante alla realtà. Il tuo desiderio di controllare tutto (dagli imprevisti alle opinioni altrui) è una battaglia persa in partenza che ti sta prosciugando. Probabilmente soffri di dolori muscolari, insonnia o irritabilità cronica. Attenzione: Questo non fa di te un cattivo professionista, ma un professionista che sta correndo col freno a mano tirato. Lasciar andare per te non è un lusso, è una necessità di salute mentale.
Attaccamento vs Lasciar Andare: La tabella della verità
Per essere estremamente chiari e obiettivi, vediamo come questi due atteggiamenti si traducono nella vita d’ufficio reale.
Vedi la differenza? L’attaccamento ti blocca nel passato (rimorso) o nel futuro (ansia). Il lasciar andare ti riporta nel presente, l’unico momento in cui puoi agire per risolvere i problemi. Non è non agire. È agire senza il peso emotivo che ti rallenta.
Lasciar Andare vs Accettazione: Qual è la differenza?
Spesso nel mondo della mindfulness questi due concetti vengono confusi o usati come sinonimi. È facile pensare: “Se ho accettato la situazione, l’ho anche lasciata andare, no?”. Nel contesto lavorativo, però, c’è una sfumatura d’azione fondamentale che distingue il 6° pilastro (Accettazione) dal 7° (Lasciar Andare).
Immagina di aver perso un cliente importante o di aver subito un taglio al budget.
- L’Accettazione è il “Bagno di Realtà”: È il momento in cui smetti di negare i fatti. Dici a te stesso: “Ok, il cliente ha disdetto il contratto. Non posso tornare indietro nel tempo.” L’accettazione ferma la guerra contro la realtà, ma è un atto principalmente intellettuale e statico.
- Il Lasciar Andare è il “Movimento”: È lo step successivo ed è emotivo. È l’atto di smettere di portarsi dietro il risentimento, la paura o il senso di fallimento nelle riunioni successive. È decidere di “posare la valigia” emotiva per avere le mani libere di afferrare nuove opportunità.
Possiamo dirla così: l’Accettazione è fare pace con i fatti (“È successo“). Il Lasciar Andare è fare pace con le emozioni che quei fatti hanno scatenato, per tornare a muoversi. Senza accettazione non puoi “liberarti” (perché stai ancora negando che il problema esista), ma l’accettazione da sola a volte ti lascia fermo a guardare le macerie. Il lasciar andare è ciò che ti permette di ricostruire.
Un Atto di Chiarezza: Il Mio Ruolo e i Tuoi Prossimi Passi
Il mio ruolo come Mindfulness Professional Trainer è quello di fornirti strumenti pratici, efficaci e basati sull’evidenza per gestire lo stress, mantenere alti i livelli di energia e resilienza e gestire le sfide lavorative con maggiore consapevolezza ed equilibrio.
È però fondamentale un punto: la mindfulness è un potentissimo alleato per il benessere, ma non si sostituisce a un intervento medico o psicologico.
Gli esercizi e le strategie presentate in questo articolo sono pensati come supporto e prevenzione. Se l’esaurimento, l’ansia o altri sintomi che provi sono persistenti, severi e interferiscono in modo significativo con la tua capacità di funzionare giorno dopo giorno, il passo più saggio e coraggioso che puoi fare è parlarne con il tuo medico o con un professionista della salute mentale qualificato.
Chiedere un supporto clinico non è un segno di debolezza, ma un atto di profonda cura verso te stesso. Il mio lavoro può integrarsi magnificamente a un percorso di quel tipo, ma non può e non deve sostituirlo.
Domande Frequenti sul Lasciar Andare (FAQ)
1. Se “lascio andare“, non rischio di diventare passivo e perdere la mia ambizione?
È esattamente il contrario. L’attaccamento ansioso ti consuma. Immagina un atleta: corre meglio se è teso e rigido per la paura di perdere, o se è fluido e concentrato sull’azione presente? Lasciar andare l’ossessione per il risultato ti permette di performare meglio nel processo. L’ambizione rimane, cambia solo il “carburante“: dalla paura alla passione.
2. Come lasciare andare la rabbia verso un collega tossico?
Lasciar andare non significa perdonare o dimenticare le scorrettezze. Significa smettere di bere tu il veleno sperando che l’altro muoia. Quando rimugini sulla rabbia, fai male solo al tuo sistema nervoso. Imparare a Lasciare andare significa: “Prendo atto del suo comportamento, mi tutelo professionalmente, ma smetto di regalargli i miei pensieri nel tempo libero“.
3. Quanto tempo ci vuole per imparare a farlo?
È un allenamento, non un interruttore. All’inizio riuscirai a lasciare solo le piccole cose (un semaforo rosso, una mail sgarbata). Con il tempo, allenerai il cervello a non aggrapparsi nemmeno alle crisi più grandi. Inizia oggi con le piccole cose.
Conclusione: Viaggia leggero, andrai lontano
Siamo partiti dall’immagine di quello zaino pieno di sassi. Spero che ora tu senta che posarne qualcuno non è un atto di debolezza, ma di estrema intelligenza. Il “Lasciar Andare” è l’ultimo pilastro della mindfulness perché richiede fiducia. Fiducia nel fatto che, anche se smetti di controllare maniacalmente ogni dettaglio, il mondo non crollerà. Anzi, scoprirai che spesso le cose si risolvono meglio quando smettiamo di ostacolarle con le nostre ansie.
Il prossimo lunedì mattina, quando arriverà l’inevitabile imprevisto, prova a non afferrarlo subito con la rabbia. Fai un respiro. Apri le mani. Chiediti: “Posso controllarlo?”. E se la risposta è no, lascialo scorrere. Il tuo lavoro, e la tua salute, ti ringrazieranno.
Pronto a viaggiare più leggero? Sapere cosa fare è il primo passo, ma sapere come farlo è ciò che fa la differenza.
- Inizia subito: Registrati all‘area risorse gratuite e scarica i materiali audio guidati.
- Approfondisci: Se senti che l’ansia da controllo sta limitando la tua carriera o la tua leadership, dai un’occhiata ai miei servizi o sentiamoci gratuitamente in una call per chiarire ogni dubbio su come procedere. Costruiremo un percorso di Mindfulness Training su misura per le tue sfide.


