Mindfulness in azienda con un programma online: come funziona e cosa aspettarsi

Scritto da Michele Becchio, Mindfulness Trainer. Sviluppatore software da 30 anni.

Articolo aggiornato in data:

responsabile HR valuta al portatile un programma di mindfulness in azienda da proporre ai dipendenti

Chi si occupa di welfare conosce la curva. Parte una mail a tutti che annuncia la nuova iniziativa di benessere, la prima settimana arrivano domande e qualche risposta entusiasta, il link gira. Alla terza settimana, se alla macchinetta del caffè chiedi chi la sta ancora seguendo, ricevi sorrisi un po’ imbarazzati.

Con la mindfulness in azienda proposta attraverso un programma online il rischio è lo stesso e conviene conoscerlo prima di scegliere. Questa guida è per chi sta valutando un percorso registrato da proporre ai dipendenti, questo o un altro: cosa dicono le ricerche, come funziona un corso asincrono, come proporlo e come evitare che si fermi dopo la prima settimana. Con i limiti detti chiaramente.

In breve: un corso di mindfulness online può servire in azienda?

Sì, con aspettative realistiche. Le meta-analisi sulla mindfulness al lavoro trovano effetti favorevoli su stress, ansia e benessere; quella sui programmi online va nella stessa direzione, soprattutto quando le persone hanno un minimo di accompagnamento. Un corso registrato si propone con un link e un ritmo suggerito. Il lato debole è la costanza: lì l’azienda può aiutare.

Cosa dicono le ricerche sulla mindfulness in azienda

Prima di proporre qualcosa ai dipendenti, è giusto chiedersi se ci sono prove che serva. Sulla mindfulness al lavoro ci sono due meta-analisi di riferimento, cioè studi che mettono insieme i risultati di molte sperimentazioni controllate.

La prima, pubblicata nel 2019 da Bartlett e collaboratori sul Journal of Occupational Health Psychology, raccoglie 23 studi randomizzati svolti in contesti di lavoro. Trova effetti favorevoli su stress, ansia, disagio psicologico, benessere e sonno. Sul burnout non arriva a conclusioni perché i risultati sono discordanti; sulla depressione pesa un bias di pubblicazione (gli studi con risultati positivi vengono pubblicati più spesso degli altri); sulla prestazione lavorativa i dati sono insufficienti.

La seconda, di Vonderlin e collaboratori (2020, rivista Mindfulness), è più ampia: 56 studi randomizzati in contesti di lavoro diversi, con 2.689 partecipanti ai programmi e 2.472 persone nei gruppi di controllo. Gli autori rilevano una riduzione di stress, burnout, disagio psicologico e disturbi somatici, insieme a un miglioramento del benessere, della compassione e della soddisfazione per il proprio lavoro. I risultati si mantenevano nei controlli successivi, fino a 12 settimane. Su coinvolgimento nel lavoro e produttività gli studi erano pochi e troppo discordanti per concludere qualcosa.

Per chi deve decidere, da queste due rassegne si ricavano indicazioni pratiche:

  • le prove più solide riguardano lo stress e il benessere percepito;
  • sul burnout le due meta-analisi non concordano, quindi è prudente non presentarlo come l’obiettivo del programma;
  • sulla produttività le prove mancano: un programma di mindfulness per i dipendenti non si giustifica con un aumento del rendimento;
  • nella meta-analisi del 2020 gli effetti sono stati seguiti fino a 12 settimane; gli autori stessi chiedono studi con controlli a più lungo termine.

Se vuoi leggere i benefici dalla parte di chi pratica, li trovi nell’articolo sui benefici della mindfulness al lavoro, scritto per i lavoratori.

Mindfulness online: cosa sappiamo dei programmi a distanza

Le due meta-analisi sul lavoro raccolgono programmi diversi fra loro per durata e formato. Per i programmi online il riferimento è una meta-analisi di Spijkerman, Pots e Bohlmeijer (2016, Clinical Psychology Review) su 15 studi randomizzati. Una precisazione: gli studi inclusi riguardano adulti in generale, fuori dai contesti aziendali.

L’effetto più ampio è sullo stress, di entità moderata; su depressione, ansia e benessere gli effetti sono piccoli ma significativi. Due risultati interessano direttamente chi organizza:

  • i programmi guidati, quelli in cui le persone avevano un minimo di accompagnamento, hanno avuto effetti maggiori di quelli non guidati sullo stress e sul livello di mindfulness;
  • l’effetto sullo stress cresceva con il numero di sessioni.

Tradotto per un’azienda: un corso registrato condiviso con un link, senza nessuno che accompagni, appartiene alla famiglia dei programmi non guidati. Quello che può fare un’organizzazione (un promemoria, un momento in calendario, un riferimento interno) non equivale all’accompagnamento misurato negli studi. Va però nella stessa direzione: non lasciare le persone da sole con un indirizzo web. E un percorso fatto di molte sessioni brevi è più coerente con questi risultati di un incontro isolato.

Un corso di mindfulness aziendale online e asincrono: come funziona

Asincrono vuol dire che ognuno segue le lezioni quando può, al proprio ritmo. Non c’è un orario comune, non c’è un’aula da prenotare e nessuno deve spostarsi.

Per molte realtà è l’unico formato possibile. Pensa a un’azienda di logistica di 60 persone su due turni, con il magazzino che non si ferma mai: un incontro alle 14 escluderebbe metà delle persone e costringerebbe l’altra metà a lasciare la postazione. Oppure a una catena di negozi con cinque punti vendita, o a uno studio professionale dove l’agenda di ciascuno cambia ogni settimana.

Il prezzo della flessibilità è che nessuno ti aspetta. Se salti una settimana non se ne accorge nessuno, a volte nemmeno tu. È il punto debole dei programmi online e merita una sezione a parte.

Un esempio concreto. Nel videocorso gratuito che ho costruito, Mindfulness al Lavoro, ci sono 44 lezioni in quattro moduli, di una decina di minuti ciascuna in media. I moduli vanno dalle basi alla meccanica dello stress, poi alle relazioni al lavoro e infine a un piano per mantenere la pratica nel tempo. Accanto alle lezioni ci sono pratiche audio brevi. Non serve registrarsi e si segue anche da smartphone, cosa che conta per chi in azienda non ha una scrivania.

lavoratore di magazzino segue in pausa un corso di mindfulness aziendale online dallo smartphone

Come proporre un programma di mindfulness ai dipendenti

Un programma online si avvia in poco tempo, ma i dettagli dell’annuncio contano. Un ordine ragionevole è questo:

  1. Guardalo prima tu. La prima lezione e un paio di pratiche bastano per capire se tono, esempi e linguaggio vanno bene per le persone della tua organizzazione. Se qualcosa non ti convince, meglio saperlo prima di mandare la mail.
  2. Condividi un solo indirizzo. Il link al corso sulla intranet, nel portale welfare o in una mail. Senza account da creare, il primo passo non ha ostacoli.
  3. Suggerisci un ritmo. “Seguitelo quando volete” lascia tutto alla buona volontà. Un’indicazione concreta aiuta di più: una lezione al giorno, oppure due alla settimana per qualche mese.
  4. Indica dove trovare le pratiche audio. Sono la parte che entra nella giornata: in pausa, prima di una riunione impegnativa, a fine turno.

Nel messaggio di lancio conviene dire che la partecipazione è facoltativa, che nessuno controlla chi segue cosa e che saltare qualche lezione è normale. La seconda cosa è vera per costruzione: senza registrazione, l’azienda non vede chi guarda quale lezione. Per chi organizza è un limite, perché non ci sono dati di adesione precisi; per chi pratica può essere la condizione per provarci con tranquillità. Se ti serve capire se il programma sta servendo senza tracciare nessuno, trovi un metodo semplice nell’articolo su mindfulness e welfare aziendale.

I passi sono riassunti anche nella pagina per le organizzazioni, da girare a chi deve approvare l’iniziativa.

La costanza, punto debole dei corsi online: come sostenerla

Torniamo alla curva dell’inizio. Un corso asincrono ha tutti i vantaggi della flessibilità e un difetto che nasce dalla stessa flessibilità: tutto dipende dall’iniziativa della singola persona, in settimane già piene. Quante persone arriveranno in fondo nella tua organizzazione non lo può dire nessuno in anticipo: conviene diffidare di chi ti dà una percentuale senza dirti da dove viene.

piccolo gruppo di dipendenti guarda insieme una lezione di un programma di mindfulness per dipendenti in sala riunioni

L’azienda non può praticare al posto dei dipendenti, ma può rendere più facile continuare e soprattutto riprendere. Alcune leve semplici:

Leva In pratica Da evitare
Un promemoria a cadenza fissa Due righe ogni settimana, con il titolo della lezione suggerita e il link Solleciti personali o elenchi di chi è “indietro”
Un momento proposto in calendario Un quarto d’ora alla settimana, a inizio turno o dopo pranzo, in cui chi vuole guarda la lezione Renderlo obbligatorio o fissarlo nell’ora più carica
Un piccolo gruppo facoltativo Due o tre persone che guardano la lezione insieme in sala riunioni e ne parlano per cinque minuti Trasformarlo in una riunione con verbale
L’esempio di chi coordina Chi propone il corso lo segue anche lui e lo dice, comprese le lezioni saltate Presentarlo come “una cosa per chi è stressato”
Il permesso di ricominciare Dire fin dall’annuncio che interrompere è normale e che si può riprendere in qualunque momento Rilanciare ogni volta il programma da capo con una nuova campagna

Nessuna di queste leve richiede budget. Richiedono qualcuno che se ne ricordi per qualche mese: è l’impegno da mettere in conto quando si sceglie un programma online.

All’ultima riga della tabella si pensa meno che alle altre. Chi smette di praticare per due settimane spesso vive la pausa come un obiettivo mancato e lascia perdere. Per questo nel videocorso ho dedicato una lezione proprio al momento in cui si smette.

🎬 Lezione del videocorso gratuito

Il corso mette in conto anche le pause

Se vuoi vedere come il materiale accompagna chi perde il ritmo, guarda Cosa fare quando smetti di praticare. La lezione tratta l’interruzione come una parte normale del percorso e propone il “Restart Gentile”, tre passi per ripartire senza sensi di colpa: notare, accogliere, ricominciare con una micro-azione da 60 secondi. Con la lezione c’è un’infografica da tenere sulla scrivania come promemoria.

Guarda la lezione →

Cosa un programma di mindfulness online non fa

Per chi deve decidere, conoscere i limiti serve quanto conoscere i benefici.

Non sostituisce gli interventi sull’organizzazione. Se lo stress nasce da carichi, turni, ruoli poco chiari o conflitti, la risposta passa da lì: la pratica aiuta le persone a gestire la pressione, non la toglie. Anche le linee guida dell’OMS sulla salute mentale al lavoro collocano gli interventi individuali dentro un programma più ampio, insieme a quelli sull’organizzazione e sui manager. Come scegliere gli interventi organizzativi lo trovi nell’articolo su quali interventi proporre per lo stress lavoro-correlato.

Non vale come formazione obbligatoria. Il videocorso non rilascia attestati e non copre le ore di formazione sulla sicurezza previste dall’articolo 37 del Testo unico (D.Lgs 81/2008). Si affianca a quella formazione senza sostituirla.

Non promette un ritorno economico. Le meta-analisi citate non trovano prove sufficienti sulla produttività, quindi presentarlo alla direzione con un guadagno in euro sarebbe scorretto. Si può presentare per quello che è: una misura di benessere gratuita, che per i programmi di questo tipo ha prove favorevoli sullo stress.

Non è una terapia. Chi vive ansia persistente, insonnia o esaurimento va indirizzato al medico o a uno psicoterapeuta: la pratica può affiancare quel percorso. Io sono un Mindfulness Trainer, formato sul protocollo MBSR: non sono uno psicologo né un medico. Il materiale è pensato per la prevenzione e la gestione dello stress quotidiano.

Domande frequenti sulla mindfulness in azienda con un corso online

Un corso di mindfulness online funziona davvero come uno in aula?

Le ricerche citate in questo articolo non permettono di dire quale dei due formati funzioni meglio in azienda. Sappiamo che i programmi online hanno effetti soprattutto sullo stress e che quelli con un minimo di accompagnamento hanno mostrato effetti maggiori. L’aula ha il gruppo e l’orario fisso; un corso online raggiunge anche chi in aula non potrebbe esserci, per turni o distanza.

Possiamo sapere quanti dipendenti seguono il corso?

Non con precisione: senza registrazione non ci sono accessi nominativi da controllare. Puoi chiedere con un breve questionario anonimo chi ha iniziato e chi prosegue. È meno preciso di un registro presenze e più rispettoso della riservatezza di chi pratica.

Le lezioni si possono seguire in orario di lavoro?

Lo decide l’azienda. Le lezioni durano in media una decina di minuti, quindi stanno in una pausa o nel quarto d’ora proposto in calendario. Se presenti il corso come misura di benessere, permettere di seguirlo in orario è un segnale coerente; chiedere di farlo solo a casa lo è meno.

È adatto anche a chi lavora su turni o in produzione?

Il formato sì: si segue da smartphone, quando si può, senza orari comuni. Per i contenuti, guarda un paio di lezioni e valuta tu se esempi e linguaggio sono vicini al lavoro delle persone a cui lo proponi. Le pratiche audio brevi sono la parte più facile da usare in una pausa di reparto.

Serve un numero minimo di persone per proporlo?

No. Si propone allo stesso modo in uno studio di cinque persone e in un’azienda di duecento, perché ognuno lo segue per conto suo. Con pochi dipendenti diventa anzi più semplice organizzare il piccolo gruppo facoltativo descritto sopra.

Prima di mandare la mail a tutti

La mail che annuncia il programma partirà comunque e conviene che sia breve. La curva dell’inizio però si decide nelle settimane successive: il promemoria della terza settimana, il quarto d’ora in calendario, chi coordina e dice “l’ho saltata anch’io, riprendo oggi”.

Un programma gratuito come questo non pesa sul budget e non occupa aule. In cambio chiede qualcuno che se ne prenda cura per qualche mese.

🏢 Per le organizzazioni · materiale gratuito

Un percorso già pronto, da accompagnare con un link e un promemoria

Nella pagina per le organizzazioni trovi il videocorso di 44 lezioni, le pratiche audio e i quattro passi per proporlo in azienda. Non costa nulla, non richiede registrazione né contratti: basta condividere un indirizzo. Se vuoi qualche indicazione su ritmo e promemoria adatti alla tua realtà, puoi scrivermi.

Come proporlo in azienda →
Guarda il videocorso

Chi ha scritto questo articolo

Michele Becchio è un Mindfulness Professional Trainer certificato e riconosciuto da federmindfulness, specializzato in MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e iscritto all’Albo Nazionale dei Professionisti Mindfulness. Con 30 anni di esperienza come sviluppatore software sia come libero professionista che in Azienda, unisce la competenza tecnica nel mondo IT alla pratica quotidiana e all’insegnamento della mindfulness applicata al contesto lavorativo. Ha creato il videocorso gratuito “Mindfulness al Lavoro” (44 lezioni) e il sito bemindfultoday.it.

Puoi trovare il suo percorso professionale completo su LinkedIn.

Michele Becchio, Mindfulness Trainer