Come Gestire Colleghi Difficili: Guida Pratica in 3 Livelli

Scritto da Michele Becchio, Mindfulness Trainer. Sviluppatore software da 30 anni.

Articolo aggiornato in data:

come gestire colleghi difficili

«Sì, su questo ci abbiamo lavorato parecchio.» Lo dice il collega seduto a capotavola, mentre sullo schermo scorre il grafico che hai preparato tu ieri sera, con i tuoi colori e perfino il refuso nel titolo che non hai fatto in tempo a correggere. La direttrice commerciale annuisce e prende appunti. Il tuo nome non lo pronuncia nessuno.

Tu resti con la penna a mezz’aria. Vorresti precisare subito, davanti a tutti, poi ti trattieni per non sembrare permaloso. Intanto la riunione è già passata al punto successivo dell’ordine del giorno. Fra i colleghi difficili, quello che si prende il merito del tuo lavoro è tra i più spiazzanti, perché ti coglie proprio quando hai meno margine per rispondere bene.

Capire come gestire colleghi difficili vuol dire lavorare su quei pochi secondi e su ciò che viene prima e dopo: riconoscere il profilo che hai davanti, avere pronte le frasi giuste, accorgerti di cosa succede dentro di te mentre decidi se parlare o tacere.

Secondo il rapporto CENSIS del febbraio 2025, quasi un lavoratore italiano su tre è a rischio burnout. Un’indagine di Unobravo rileva che il 44% dei lavoratori italiani si sente stressato nel proprio ruolo. E tra le cause principali di questo stress ci sono, sistematicamente, i conflitti interpersonali con i colleghi.

Non sei solo. E soprattutto, non sei condannato a subirli.

🗂 In questo articolo

Come gestire un collega difficile: 3 passi immediati

  1. Riconosci il profilo: identifica a quale delle 10 tipologie appartiene il tuo collega.
  2. Applica la strategia giusta: ogni profilo ha una risposta comunicativa specifica, non una generica.
  3. Gestisci la tua reazione interna: usa la Tecnica S.T.O.P. per non reagire d’impulso.

📑 Vai direttamente alla sezione che ti interessa:

Perché Reagiamo Male: La Meccanica della Reazione

Prima di darti strumenti pratici, voglio chiarire una cosa che di solito toglie un bel peso: il problema non sei tu. Il tuo sistema nervoso sta funzionando esattamente come dovrebbe.

Quando un collega ti provoca (con un’email aggressiva, un commento sarcastico in riunione, un’ennesima richiesta fuori orario) il cervello attiva la risposta di “lotta o fuga“. L’amigdala, la nostra centrale di allarme evolutiva, prende il controllo in millisecondi. La corteccia prefrontale, quella che ti permette di ragionare, scegliere, rispondere con intelligenza, viene come “spenta“. Sei in modalità sopravvivenza.

Nella riunione dell’inizio succede proprio questo: per qualche secondo senti solo calore al viso e un accavallarsi di frasi possibili, nessuna delle quali sembra quella giusta. È il “freezing“: le parole adatte arrivano quando la riunione è già finita.

Questo meccanismo si può rieducare. Il sistema di allarme serve, quindi l’obiettivo è imparare a creare uno spazio tra lo stimolo (il comportamento del collega) e la tua risposta, senza spegnerlo. È in quello spazio che vivi la tua libertà professionale.

Se vuoi capire più in profondità come funziona la gestione delle emozioni in contesto lavorativo, ho scritto una guida dedicata: come gestire le emozioni sul lavoro.

Il modello che uso si chiama A-B-C Mindful: ogni situazione ha un Attivante (il comportamento del collega), una tua Belief (cioè l’interpretazione automatica che dai a quell’evento) e una Conseguenza emotiva e comportamentale. La mindfulness interviene sulla B: ti insegna a osservare l’interpretazione prima che diventi reazione e a scegliere una risposta più efficace.

Tenendo questo modello in mente, diventa molto più facile capire cosa fare con i profili che trovi qui sotto.

Riconosci Chi Hai di Fronte: I 10 Profili

Dare un nome a quello che stai vivendo riduce il potere che ha su di te. Lo scopo è riconoscere pattern ricorrenti, senza etichettare le persone, per scegliere la risposta giusta invece di reagire d’istinto.

1. Il Lamentoso Cronico

La sua negatività non è casuale: è diventata l’unico modo che ha trovato per attirare attenzione e connessione. Il risultato, però, è un vortice che risucchia le energie di chiunque si avvicini troppo.

L’impatto reale: Ti senti prosciugato dopo ogni interazione. La sua visione del mondo inizia a colorare anche la tua, se non stai attento.

Strategia: Applica il Metodo del Sasso Grigio: risposte neutre, brevi, senza alimentare la lamentela con empatia o con tentativi di “risolvere” il suo malcontento. Sposta la conversazione sul piano pratico: “Cosa possiamo fare adesso?” è una domanda che taglia corto.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Capisco che la situazione è frustrante. Cosa possiamo fare adesso per andare avanti?”
“Su questo non posso aiutarti, ma se hai una soluzione concreta da proporre sono tutto orecchi.”
“Interessante punto. Ho una riunione tra cinque minuti, ne riparliamo dopo.”

2. L’Incompetente che Rallenta il Team

Il problema non è la mancanza di capacità in sé, ma il peso che trasferisce sulle spalle degli altri, spesso senza rendersene conto.

L’impatto reale: Fai doppio lavoro e provi un senso costante di ingiustizia. Le scadenze diventano tue anche quando non dovrebbero esserlo.

Strategia: Documentazione metodica via email. “Come concordato, il tuo contributo per questo task è X, entro venerdì.” Non per scortesia, ma per chiarezza professionale.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Come concordato in riunione, il tuo contributo per questo task è [X], entro venerdì 18:00. Confermato?”
“Per non perdere la scadenza di lunedì, ti chiedo una prima bozza entro giovedì mattina.”
“Ho notato che questa parte era incompleta: ho integrato io, ma la prossima volta ti chiedo di farlo tu.”

3. Il Passivo-Aggressivo

È spesso la tipologia che richiede più energia interiore da gestire. Non attacca mai direttamente: usa il sarcasmo, i silenzi prolungati, le “dimenticanze” strategiche. È una guerra psicologica condotta sottovoce.

L’impatto reale: Ti costringe a camminare sulle uova, a decifrare sottotesti, a sprecare energia mentale su interpretazioni invece di concentrarti sul lavoro.

Strategia: Rendi esplicito l’implicito, senza aggressività. “Ho percepito una certa tensione: c’è qualcosa che vuoi dirmi direttamente?” Portare il non-detto alla luce gli toglie il potere.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Ho percepito una certa tensione tra noi. Se c’è qualcosa che non va, preferisco parlarne direttamente.”
“Ho capito bene che intendevi [X]? Voglio assicurarmi di non interpretare male.”
“Quando hai un momento, mi piacerebbe un confronto: ho la sensazione che ci sia qualcosa di irrisolto tra noi.”

4. L’Individualista

Nasconde informazioni, ignora le richieste del team, lavora come se gli altri non esistessero. Non è necessariamente maleducazione: spesso è autopreservazione in un sistema che premia il risultato individuale.

L’impatto reale: Isolamento e frustrazione. Hai la sensazione che il tuo progresso dipenda dalla sua buona volontà. E che lui lo sappia.

Strategia: Riferimento ai processi condivisi, non alle richieste personali. “Il flusso di approvazione richiede che questo passaggio sia documentato nel sistema prima di procedere” suona molto diverso da “hai dimenticato di dirmi quella cosa“.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Il processo richiede che questa informazione sia caricata nel sistema condiviso prima di procedere. Puoi farlo entro oggi?”
“Per rispettare le scadenze del progetto, ho bisogno dell’aggiornamento su [X] entro le 17:00. Possiamo accordarci così?”

5. Il Collega Tossico

L’attacco è personale, deliberato, ripetuto. È la categoria più pericolosa per la salute mentale perché erode lentamente la fiducia in se stessi.

L’impatto reale: L’ansia della domenica sera. Il nodo allo stomaco prima di entrare in ufficio. I pensieri che ti tengono sveglio la notte.

Strategia: Sopravvivenza strutturata. Sasso Grigio estremo + tracciabilità totale di ogni interazione. Ogni comunicazione importante passa per email. Tieni un registro privato con date, episodi, eventuali testimoni per tutelarti.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Ok.” / “Ricevuto.” / “Confermo.”  ← (Sasso Grigio: risposte brevi, zero carburante emotivo)
“Come da nostra conversazione di oggi, io farò [X] e tu farai [Y] entro [data]. Corretto?”  ← (riepilogo via email dopo ogni incontro)
“Preferisco che le comunicazioni su questo tema passino per email.”

6. L’Arrivista

Si appropria dei tuoi contributi, trasforma ogni riunione in un’arena. Sa esattamente cosa sta facendo.

L’impatto reale: Vigilanza perenne. Inizi a trattenere le tue idee migliori per paura che vengano rubate e questo ti impoverisce professionalmente.

Strategia: Scrivi prima di parlare. Manda un’email con la tua proposta prima della riunione. Crea la traccia scritta. Se in riunione presenta come suo il tuo lavoro: “Come indicavo nella mia email di ieri…”. I fatti sono più forti delle parole.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Come indicavo nella mia email di ieri (la allego qui per chi non l’avesse vista), la proposta originale prevede…”
“Grazie per l’elaborazione: la base di partenza era la mia analisi del [data], che ho già condiviso con il team.”

7. Il Sapientone

Corregge in pubblico, sminuisce, trasforma ogni dialogo in una lezione. Molto spesso è insicurezza mascherata da competenza.

L’impatto reale: Erosione progressiva dell’autostima professionale. Gli altri smettono di parlare, le riunioni diventano monologhi.

Strategia: Reindirizzamento fermo e cortese. “Punto interessante, torniamo all’agenda per rispettare i tempi di tutti.” Non combatterlo sul suo terreno: taglia corto e vai avanti.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Punto interessante. Torniamo all’agenda, abbiamo ancora tre punti da coprire e voglio rispettare il tempo di tutti.”
“Possiamo approfondire questo offline? Adesso dobbiamo andare avanti.”
“Ti chiedo di tenerlo come contributo scritto dopo la riunione, così lo integriamo senza perdere il filo.”

8. Il Pettegolo

Usa le informazioni come moneta di scambio. Costruisce alleanze attraverso la condivisione di segreti, creando un clima di sfiducia generalizzata.

L’impatto reale: L’ufficio diventa un campo minato sociale. Non sai più cosa puoi dire e a chi.

Strategia: Taglia il carburante. Non condividere nulla di personale. Se insiste: “Preferisco tenermi fuori da queste dinamiche: ho troppo da fare.” Non giudicarlo, semplicemente non partecipare.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Preferisco non entrare in questa dinamica: ho troppo su cui concentrarmi.”
“Non mi sento di parlare di [X] in sua assenza. Se hai una preoccupazione reale, ti suggerisco di dirglielo direttamente.”

9. Il Procrastinatore Seriale

Le sue scadenze mancate diventano le tue emergenze dell’ultimo minuto, spesso senza che ne prenda atto.

L’impatto reale: Nottate di lavoro per recuperare e rabbia per un’inefficienza che non ti appartiene.

Strategia: Scadenze intermedie con documentazione. Non aspettare la deadline finale: chiedi un output parziale a metà percorso. “Venerdì prossimo mi serve almeno la prima bozza, così ho il tempo di integrare.” E confermalo sempre via email.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Per rispettare la scadenza finale di [data], ho bisogno della tua parte entro [data intermedia]. Possiamo accordarci su questo?”
“Riepilogo il nostro accordo via email così abbiamo un riferimento scritto per entrambi.”

10. Il Micromanager

Non si fida di nessuno. Controlla ogni dettaglio, chiede aggiornamenti continui, non lascia mai spazio autonomo.

L’impatto reale: Soffocamento dell’iniziativa e perdita progressiva di motivazione. Ti senti un esecutore, non un professionista.

Strategia: Sovraccarico informativo proattivo. Invia aggiornamenti regolari prima che li chieda. Sazia il suo bisogno di controllo in modo strutturato, poi negozia progressivamente più autonomia sui task in cui hai dimostrato affidabilità.

💬 Script pronto: cosa dire esattamente

“Ti mando un aggiornamento ogni mattina così sei sempre allineato, poi possiamo concentrarci sul lavoro durante la giornata.”
“Ho completato [X] e [Y] come da piano. Posso gestire [Z] in autonomia e ti faccio sapere entro domani?”

La Cassetta degli Attrezzi: Comunicazione e Confini

Riconosciuto il profilo, hai bisogno degli strumenti giusti. Questi tre funzionano in modo trasversale, qualunque sia il tipo di collega con cui hai a che fare.

1. Il Messaggio-Io: Comunicare Senza Innescare Difese

Il “Tu accusatorio” (“Tu non mi dai mai le informazioni in tempo“) attiva la risposta difensiva nell’altro. Non perché sia maleducato, ma perché il cervello percepisce l’attacco personale e si chiude. La struttura del Messaggio-Io bypassa questo meccanismo:

Fase Struttura Esempio concreto
Fatti oggettivi “Quando succede X…” “Quando ricevo il report incompleto…”
Impatto concreto “…l’effetto su di me è Y.” “…devo dedicare due ore extra a integrarlo.”
Bisogno esplicito “Ho bisogno di Z.” “Ho bisogno di riceverlo completo entro le 16.”

Oltre che più gentile, questa struttura è anche più efficace: separa il comportamento dalla persona, riduce la reattività dell’altro e aumenta le probabilità di ottenere quello che serve.

Questa struttura in tre passaggi è una versione semplificata del metodo SBI che uso per dare un feedback negativo in modo efficace. Se devi affrontare una conversazione più strutturata, trovi lì il quadro completo con 10 esempi pratici.

2. I Confini: Come Dire No Senza Creare Conflitti

Imparare a dire no è una delle competenze più difficili in ambiente professionale e una delle più necessarie. Tre tecniche da tenere pronte:

  1. Il No Alternativo: “In questo momento non riesco, ma posso dedicarci 20 minuti domani alle 10:00. Va bene?” Mantieni il controllo del tuo tempo offrendo un’alternativa concreta.
  2. Il Rinvio Strategico: “Fammi verificare le priorità in agenda e ti rispondo entro un’ora.” Guadagni tempo per valutare senza chiuderti in una risposta impulsiva.
  3. L’Appello al Processo: “La procedura del team prevede che le richieste vengano inserite nel sistema di ticketing: puoi aprire una richiesta lì?” Togli la pressione dalla relazione personale e la sposti sul processo.

3. La Modalità Difesa: Quando la Collaborazione Non È Possibile

Con alcune tipologie (in particolare il Collega Tossico e il Passivo-Aggressivo estremo) il tentativo di comunicazione costruttiva rischia di peggiorare la situazione. In questi casi si passa alla modalità autoprotezione:

  • Sasso Grigio: Diventa noioso. Risposte brevi, neutrali, senza contenuto emotivo o personale. “Ok“, “Ricevuto“, “Confermo“. Non dai appigli.
  • Tracciabilità totale: Ogni comunicazione rilevante passa per email. Dopo le conversazioni verbali importanti, manda un riepilogo scritto: “Come concordato, io farò X entro mercoledì e tu farai Y. Corretto?”
  • Registro privato: Documenta episodi, date, contesto, eventuali testimoni, per averli se la situazione dovesse richiedere un’escalation alle Risorse Umane.

La Soluzione Interiore: Dalla Reazione alla Risposta Consapevole

Tutti gli strumenti che hai appena letto funzionano, ma solo se riesci a usarli nel momento in cui ne hai bisogno, cioè quando sei emotivamente attivato, quando la pressione sale, quando vorresti rispondere d’impulso.

Molte guide si fermano qui. Questa parte invece riguarda quello che succede dentro di te in quei momenti e il modo di attraversarli senza farti trascinare.

Il Sequestro Emotivo in Ufficio

Quando un collega dice qualcosa che ti colpisce, il processo neurologico è questo: l’amigdala riceve il segnale, lo interpreta come minaccia e attiva la risposta di difesa, tutto in meno di 200 millisecondi, molto prima che la corteccia prefrontale abbia il tempo di intervenire con un ragionamento lucido.

Si chiama “sequestro emotivo“: la parte più antica del cervello ha preso il controllo e le capacità cognitive superiori sono temporaneamente offline. È per questo che, dopo una discussione accesa, pensi a tutte le cose brillanti che avresti potuto dire, ma solo dopo, quando era troppo tardi.

La mindfulness serve a creare quello spazio, anche solo di pochi secondi, in cui la corteccia prefrontale può tornare a lavorare.

La Tecnica S.T.O.P.: Pronto Soccorso Emotivo

È un protocollo da usare ogni volta che senti la tensione salire, che sia davanti a un’email difficile o durante una conversazione che si scalda.

S (Stop). Fermati fisicamente. Stacca le mani dalla tastiera. Se stai parlando, fai una pausa. Questo interruttore fisico manda un segnale al sistema nervoso: “Non c’è un pericolo di vita reale.”

T (Take a breath). Tre respiri profondi. Tre respiri consapevoli, dove senti l’aria entrare e uscire. Questo attiva il sistema nervoso parasimpatico, che controbilancia la risposta di stress.

O (Observe). Osserva cosa sta succedendo dentro di te senza giudicarlo. Senti calore al viso? Tensione nelle spalle? C’è un pensiero che si ripete? Non combatterlo: osservalo. Come dice il poeta Rumi con la sua metafora della locanda: ogni emozione è un ospite. Puoi dirle “ti vedo, entra pure, ma non guidi tu.”

P (Proceed). Ora rispondi. Non reagire: rispondi. Con intenzione, con la risposta che scegli tu, non quella che il tuo sistema nervoso sceglierebbe al posto tuo.

Pratico questa tecnica ogni giorno, anche quando non sono in una situazione di conflitto: ci si allena quando il mare è calmo per essere pronti quando arriva la tempesta. Se vuoi maggiori dettagli sulla tecnica dai un’occhiata al mio articolo Tecnica S.T.O.P. Mindfulness: Che cos’è e come si fa (+ audio)

Il Modello A-B-C Mindful: Dalla Reazione alla Scelta

La tecnica S.T.O.P. ti dà il respiro. Il modello A-B-C ti dà la mappa.

A (Attivante): Il comportamento del collega. I fatti, senza aggettivi.

B (Belief): L’interpretazione automatica che dai a quell’evento. “Vuole sabotarmi“, “Non mi rispetta“, “Pensa che io sia incompetente.” Questa è la parte che spesso non vediamo, ma che guida tutto.

C (Conseguenza): L’emozione e il comportamento che ne derivano.

La mindfulness interviene sulla B. Non per eliminare l’interpretazione, ma per osservarla: “Sto interpretando questa situazione come un attacco personale: è davvero così? Quali altre spiegazioni esistono?” Questo piccolo spostamento di prospettiva cambia radicalmente la qualità della risposta che darai.

Un esercizio che consiglio concretamente: dopo una comunicazione difficile con un collega, prendi cinque minuti e rispondi a queste quattro domande. Cosa è successo oggettivamente? Cosa volevo veramente ottenere? Cosa ho ottenuto? Cosa voleva probabilmente l’altro? Quest’ultima è la più difficile e anche la più trasformativa.

🎬 Lezione del videocorso gratuito

Allenare l’ascolto partendo dai rumori dell’ufficio

Per rispondere all’ultima delle quattro domande, cosa voleva l’altro, devi averlo ascoltato oltre il tono della sua voce. Nella lezione Mindfulness dei Suoni (L’arte dell’Ascolto) ti alleno a farlo partendo dai rumori che di solito ti irritano, come il collega che parla ad alta voce: li ascolti senza giudicarli e costruisci la stessa calma che ti serve davanti a un collega prolisso o a un cliente arrabbiato. Con la lezione trovi l’audio guidato di cinque minuti e una checklist per riconoscere i tuoi trigger sonori.

Guarda la lezione →

Il Collega Difficile come Sintomo del Sistema

C’è una prospettiva che molte persone trovano liberatoria: spesso il “collega difficile” è il prodotto di un sistema che genera quei comportamenti, più che una persona cattiva.

Questo non assolve nessuno: un comportamento tossico rimane tossico indipendentemente dalle sue cause. Ma capire la causa radice ti permette di smettere di lottare contro il sintomo e di agire sul problema reale.

Disfunzione del sistema Comportamento che genera
Carichi eccessivi + bonus individuali L’Individualista: aiutarti è un rischio per lui
Formazione carente, onboarding assente L’Incompetente: è una vittima della negligenza organizzativa
Cultura del sospetto, paura del dissenso Il Passivo-Aggressivo: non può parlare chiaro senza conseguenze
Management sordo alle segnalazioni Il Lamentoso Cronico: la lamentela è l’unico sfogo disponibile
Competizione interna senza regole L’Arrivista: il sistema premia esattamente quel comportamento

Come Agire sul Sistema Senza Scontri Frontali

Se riconosci una causa sistemica dietro il comportamento di un collega, puoi fare tre cose concrete:

  1. Proponi soluzioni ai processi, non critiche alle persone. “Ho notato che in questa fase del progetto le informazioni arrivano spesso in ritardo: potremmo definire un punto di allineamento settimanale?” È molto diverso da segnalare che “Tizio non condivide mai niente.”
  2. Crea una micro-cultura. Inizia tu a documentare, condividere, fare follow-up scritti. Non serve che tutti lo facciano: basta la tua azione costante e visibile. Le abitudini virtuose si diffondono per imitazione molto più di quanto pensiamo.
  3. Escalation basata sui dati, non sulle emozioni. Se il problema danneggia oggettivamente il lavoro del team, coinvolgi HR o il management portando fatti misurabili: ritardi sulle scadenze, errori documentati, impatto sui risultati. Non lamentele: dati.

Quando Andarsene è la Scelta più Intelligente

Esiste un ultimo scenario che nessuna tecnica di comunicazione può risolvere: l’ambiente strutturalmente tossico.

Non sto parlando di un collega difficile in un’azienda sana. Sto parlando di un sistema in cui la tossicità è organizzata: sostenuta, premiata o tollerata dall’alto. In quel caso, forse restare non è più la scelta migliore.

Questi sono i segnali concreti che indicano un problema difficilmente risolvibile:

⚠️ Check-list: segnali che non puoi ignorare

Se spunti 3 o più voci, la situazione merita una valutazione seria.

  • ☐
    I comportamenti tossici vengono protetti. Hai segnalato la situazione alle HR o al management e la risposta è stata silenzio, minimizzazione o, peggio, feedback negativo su di te.
  • ☐
    Il tuo corpo ti sta parlando. Risvegli notturni con la mente già al lavoro. Ansia mattutina prima di aprire le email. Il tragitto casa-ufficio con i pensieri già in riunione.
  • ☐
    La scintilla si è affievolita. Senti che la passione per il tuo lavoro si sta spegnendo poco a poco, come tendenza costante e non per una stanchezza momentanea.
  • ☐
    Il cinismo è diventato la tua difesa automatica. Ti sei distaccato emotivamente dai colleghi, hai perso empatia, rispondi con indifferenza a situazioni che prima ti coinvolgevano.
  • ☐
    Ogni domenica sera è una piccola sofferenza. La prospettiva del lunedì mattina pesa in modo sproporzionato rispetto alla normale stanchezza da fine weekend.
  • ☐
    Hai smesso di crescere. Da quanto tempo non impari nulla di nuovo? Da quanto tempo non ricevi un riconoscimento autentico per il tuo lavoro?

A volte andarsene è il modo più lucido di prendersi cura delle proprie competenze.

In certi casi andarsene significa riconoscere che le tue energie, le tue competenze e il tuo tempo meritano un contesto in cui possano fiorire.

Riprendere il Controllo: Il Passo Successivo

Abbiamo percorso insieme tre livelli di gestione: le tue azioni (cosa dire e fare con ogni profilo), le tue reazioni interne (come gestire lo stato emotivo con S.T.O.P. e il modello A-B-C) e la tua influenza sul sistema (quando e come agire sulla struttura invece che solo sull’individuo).

Torna per un momento a quella riunione, al grafico sullo schermo e al «ci abbiamo lavorato parecchio». Con una mail inviata il giorno prima e tre respiri prima di parlare, quella frase può diventare l’occasione per dire con calma: «Sì, l’analisi l’ho preparata io, se servono dettagli li ho qui.» Queste competenze però si costruiscono allenandole nella pratica quotidiana, con metodo e continuità, più che leggendo una guida.

🎓 Mindfulness al Lavoro · videocorso gratuito

A fine giornata, quale sistema ha guidato le tue reazioni

Da qui puoi continuare con Time-In sulla Compassione: cinque minuti a fine giornata per annotare quale dei tre sistemi emotivi ha guidato le tue reazioni (il rosso della minaccia, il blu della corsa da un compito all’altro, il verde della calma). Dopo un attrito con un collega ti chiedi cosa volevi ottenere e cosa hai ottenuto, lasciando da parte chi avesse ragione. Il corso è gratuito e senza registrazione, con 44 lezioni aperte in qualsiasi ordine: questa conviene riprenderla la sera stessa della prossima riunione in cui qualcuno si prende il merito del tuo lavoro.

Guarda la lezione →
Vedi tutte le lezioni

FAQ: Le Domande più Frequenti

Cosa faccio se un collega mi ignora deliberatamente?

L’ignoranza deliberata è una forma di comunicazione passivo-aggressiva. Non inseguire il riconoscimento. Spostati sul piano formale: documenta le interazioni necessarie via email, copia il tuo responsabile sui thread importanti se necessario. Chi sceglie di non rispondere si trova a gestire una traccia scritta pubblica che di solito cambia il comportamento.

Quando è il momento giusto di coinvolgere le Risorse Umane?

Quando il comportamento di un collega ha un impatto misurabile sul lavoro (scadenze saltate, errori documentabili, clima che compromette la produttività del team) e il confronto diretto non ha prodotto risultati. Vai alle HR con dati oggettivi. “Ho documentato tre episodi negli ultimi 30 giorni, ecco le email” è molto più efficace di “non riesco a lavorarci insieme.”

Come gestisco un collega difficile in smart working?

La distanza fisica riduce alcune dinamiche ma ne amplifica altre: le “dimenticanze” diventano più facili da giustificare, la comunicazione ambigua prolifera sui messaggi scritti. Compensazione: aumenta la tracciabilità scritta, usa videochiamate per i confronti importanti (il linguaggio corporeo conta), definisci aspettative molto precise per iscritto.

Ho provato tutto ma la situazione non cambia. Cosa faccio?

Fatti questa domanda onestamente: stai cercando di cambiare l’altro, o di cambiare il tuo modo di vivere la situazione? La prima è quasi sempre fuori dal tuo controllo. La seconda è sempre possibile. Se hai applicato le strategie in modo costante per un tempo ragionevole e il tuo benessere continua a deteriorarsi, è il momento di valutare se questo è davvero il contesto giusto per te.

La mindfulness funziona davvero in ufficio?

È una domanda frequente, soprattutto negli ambienti tecnici, dove si tende a diffidare di ciò che non si misura facilmente. Il mio suggerimento è di non crederci sulla parola ma di metterla alla prova: usa la S.T.O.P. per due settimane ogni volta che un collega ti mette in tensione e osserva come cambiano le tue risposte.

Come si segnala un collega alle Risorse Umane in modo corretto?

Una segnalazione efficace alle HR non è una lamentela: è una comunicazione professionale basata su fatti documentati. Prima di procedere, raccogli almeno 2-3 episodi concreti con date, luogo, eventuali testimoni e impatto oggettivo sul lavoro (scadenze mancate, email conservate, documenti). Evita i giudizi sulle intenzioni (“lo fa apposta”) e resta sui comportamenti osservabili (“il 15 marzo ha distribuito informazioni su di me in modo non accurato davanti al team”). Se la tua azienda ha una procedura formale di segnalazione, usala e lascia una traccia scritta della tua richiesta di incontro.

Cos’è lo stress da lavoro correlato e come capire se ne soffro?

Lo stress da lavoro correlato è riconosciuto dall’INAIL come rischio professionale da valutare obbligatoriamente in azienda (D.Lgs. 81/2008). I segnali più comuni sono: difficoltà di concentrazione persistente, irritabilità inusuale, disturbi del sonno correlati ai pensieri lavorativi, sintomi fisici ricorrenti (cefalea, tensione muscolare) che migliorano nel weekend o in vacanza. Se questi segnali durano più di 2-3 settimane, è utile parlarne con il medico di base o con un professionista della salute mentale. Non è debolezza: è igiene professionale.


Proteggi te stesso. Inizia gestendo le tue reazioni, poi influenza ciò che ti circonda.

Chi ha scritto questo articolo

Michele Becchio è un Mindfulness Professional Trainer certificato e riconosciuto da federmindfulness, specializzato in MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e iscritto all’Albo Nazionale dei Professionisti Mindfulness. Con 30 anni di esperienza come sviluppatore software sia come libero professionista che in Azienda, unisce la competenza tecnica nel mondo IT alla pratica quotidiana e all’insegnamento della mindfulness applicata al contesto lavorativo. Ha creato il videocorso gratuito “Mindfulness al Lavoro” (44 lezioni) e il sito bemindfultoday.it.

Puoi trovare il suo percorso professionale completo su LinkedIn.

Michele Becchio, Mindfulness Trainer